Appunti per un'autobiografia che non scriverò

Sono nato l’11 gennaio 1953, vivo a Bologna.

I fumetti

Ho cominciato a lavoricchiare nel 1978, e subito mi sono occupato di fumetti. Per Tuttifrutti, una cooperativa culturale di Ravenna, ho realizzato un paio di opuscoli didattici: uno sulla storia dei comics, l'altro sulle produzioni emiliano-romagnole. Subito dopo, mi è stata affidata la cura del supplemento fumetti di La città futura, il settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana, allora diretto da Ferdinando Adornato. Nello stesso anno, ho anche creato la mia prima casa editrice, si chiamava L'Isola Trovata e andò avanti per qualche tempo a sfornare album a fumetti per il mercato delle librerie. Pubblicavamo Breccia, Munoz e Sampayo, Mattotti, Laura Scarpa, Cinzia Ghigliano, Berardi, Calegari e Milazzo, Pichard, Tardi, Lauzier, Altan, Cavezzali, Panebarco, e altri ancora. Nel 1982, L'Isola Trovata mandò in edicola una rivista che molti rimpiangono ancora, Orient Express. C'erano belle rubriche, i fumetti di Magnus, Giardino, Micheluzzi, Ferrandino, Saudelli, Cossu, Rotundo, Baldazzini, Brandoli e Queirolo, Cadelo e parecchi altri. Fra soci che entravano e uscivano, nel 1984 la casa editrice finì inglobata nel gruppo di Sergio Bonelli. Io me ne andai l’anno successivo, quando uscì l’ultimo numero della rivista.
Nel 1985, con le francesi éditions Glénat e l’italo-argentina agenzia Quipos, facemmo nascere la Glénat Italia, con la quale rilanciammo un grande personaggio del fumetto italiano, il Lupo Alberto di Silver, costruimmo una rivista intorno alla Pimpa di Altan, e ci togliemmo lo sfizio di pubblicare altri libri e albi, fra cui molti fumetti storici e un paio di deliziose opere di Copi. Me ne andai anche da lì, meno di due anni dopo. La seconda parte di esistenza de L’Isola Trovata e la Glénat Italia mi forzavano a risiedere gran parte del tempo a Milano, e io invece avevo voglia di restarmene a Bologna.
Dal 1987 al 1989 ho tradotto molti fumetti francesi, ho scritto articoli per le testate del gruppo Vogue, ho collaborato alla rivista Dolce Vita, ho curato alcune mostre per il Salone dei comics di Lucca e per Trevisocomics, e ho partecipato alla realizzazione della Biennale Giovani Artisti del Mediterraneo, a Bologna nel 1988. In quel periodo ho anche scritto e pubblicato il mio primo libro, Destinazione utopia (Eleuthera, 1988). Era un saggio su “l’evasione impossibile di tre personaggi a fumetti”, io mi ero occupato di Corto Maltese, Graziano Frediani di Mister No e Luca Boschi di Ken Parker. Per quel libro scrissi anche l’introduzione, Verso un paese lontano, un testo che ancora mi emoziona.
Nel 1989, con Luca Boschi (che lasciò dopo pochi mesi) e Roberto Ghiddi creai Granata Press. Per il primo anno facemmo solo service editoriale, poi arrivarono le prime pubblicazioni, i manga, le riviste Nova Express e Nero, i fumetti americani, quelli italiani, i romanzi, i saggi, infine i video dei cartoni animati giapponesi. Nel 1996 Granata Press finì, e per me tutto cambiò.

Il noir

L'elenco degli scrittor pubblicati da Granata Press all'inizio degli anni novanta fa impressione: Cesare Battisti, Pino Cacucci, Ivan Della Mea, Paolo Di Orazio, Giuseppe Ferrandino, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Stefano Massaron, Giancarlo Narciso, Davide Pinardi, Alda Teodorani, Nicoletta Vallorani; e le traduzioni: Didier Daeninckx, Paco Ignacio Taibo I, Paco Ignacio Taibo II, Léo Malet, Jean-Patrick Manchette, Patrick Raynal, Andreu Martin… tutti autori le cui opere sono oggi nei cataloghi di grandi editori.
Dopo la fine di Granata Press, ho continuato a lavorare con il noir e i suoi scrittori. Dal 1998 al 2000 ho progettato e diretto due collane (Euronoir per Hobby & Work e Vox per DeriveApprodi) destinate a rivelare scrittori come Maurice G. Dantec, Pascal Dessaint, Anne Holt, Thierry Jonquet, Vittorio Bongiorno, Piergiorgio Di Cara, Franco Limardi, Michele Monina, Riccardo Pedrini (ora Wu Ming 5), Giampaolo Simi. Dalla fucina DeriveApprodi sono usciti anche autori di assoluto rilievo e non di genere: Marco Berisso, Emidio Clementi, Paolo Nori, Cinzia Zungolo, fra gli altri.
Nel 2000, ho iniziato a curare per l'editore Fazi la traduzione delle opere di Léo Malet, sospesa nel 2007. Sempre nel 2000, infine, sono stato chiamato a elaborare il progetto della Noir per Einaudi Stile Libero, serie che ho fondato e diretto fino ai primi mesi del 2005.
Nel 2005 e 2006 sono stato consulente di Dario Flaccovio editore, dove ho pubblicato compagni di strada come Giancarlo Narciso, Giampaolo Simi, Nicoletta Vallorani e Cinzia Zungolo, i "nuovi" Valter Binaghi, Serena Brugnolo, Giacomo Cacciatore, Nicola Verde e Cristina Zagaria, nonché ripescato un paio di gioelli dimenticati di Loriano Macchiavelli.
Dall'inizio del 2007 le mie consulenze editoriali sono riservate al Gruppo Perdisa editore, per il quale ho ridisegnato la configurazione editoriale e creato il marchio Perdisa Pop. Come sempre mi succede, ogni lavoro editoriale è l'occasione per ritrovare vecchi amici e incontrarne di nuovi.

La scrittura

Dal mese successivo alla fine di Granata Press, ho cominciato a scrivere i miei primi racconti, poi i saggi, i romanzi… Scrivo ancora, parecchio, e con buona soddisfazione, spesso ottima. Scrivo per onorare le storie che mi vengono in mente, quelle che mi pare di poter raccontare soltanto io.
Mi sono interessato parecchio, prima che diventasse una moda, di cronaca nera, di crimini, di gesti estremi. Per Il Nuovo.it ho scritto Pallottole vaganti, oltre duecentocinquanta racconti di una decina di righe ciascuno, tutte storie di nera scarnificate fino ad arrivare all’essenza del gesto omicida.
Recentemente ho scoperto le emozioni in presa diretta del teatro, e mi è anche tornato l'interesse per i fumetti, tanto da sceneggiarne qualcuno.

Il resto

Divido il mio tempo professionale fra la scrittura (narrativa, teatrale e fumettistica) e le consulenze editoriali. Fino a un po' di tempo fa organizzavo corsi e laboratori di scrittura e di tecniche editoriali: ho smesso perché il numero di allievi ed ex allievi era diventato imbarazzante. Ho collaborato per cinque anni con il quotidiano Il domani di Bologna, scrivendo della mia città, arrabbiandomici spesso, come un amante ripudiato. Sono presidente della giuria di Lama e Trama, il concorso letterario organizzato dal comune di Maniago, che nel novembre 2006 mi ha gratificato della cittadinanza onoraria. A proposito di onorificenze, sono presidente onorario de La compagnia del Tratto, ensemble palermitano di nuove drammaturgie.

Infine, ho creato questo spazio personale, forse per vanità, di sicuro per fare ordine fra le mie cose, ma anche per dare seguito alle parole di Cormac McCarty che ho inserito come epigrafe al mio primo libro di racconti, Erano angeli: «Non si può fare a meno di nulla».

Questa fotografia è © Gigliola Chistè