Carriera criminale di Clelia C.

Si sa che nella criminalità organizzata le donne non sono solo quelle piangono o intralciano le forse dell'ordine durante gli arresti, e che alcune invece hanno acquisito posizioni di vertice. Il giallista e molto altro Luigi Bernardi e la disegnatrice Grazia Lobaccaro raccontano la storia di una di loro: Clelia C., figlia di un avvocato al servizio della camorra. Il linguaggio della graphic novel si conferma una volta di più perfetto per descrivere il nostro presente. Un viaggio, dal 1981 al 2200, attraverso un'orrenda pagina di storia (e fantastoria) italiana.
Massimiliano Panarari, La Repubblica XL, Aprile 2011

L´irresistibile ascesa di Clelia eroina del male
«Era il 29 aprile 1981, il giorno che non avrei mai potuto dimenticare. Il giorno in cui ero diventata donna e assassina».
È con questo folgorante incipit che si apre Carriera criminale di Clelia C. - Un'epopea camorristica, nerissima graphic novel - sceneggiato da Luigi Bernardi e disegnato con stile espressionista da Grazia Lobaccaro - che segue la crescita e la scalata al potere di una donna di camorra destinata a dominare il destino sociale, economico e politico dell´Italia intera.
Il volume, edito da Black Velvet e disponibile in libreria a partire da oggi, si avvale di una prefazione di Raffaele Marino - procuratore aggiunto al tribunale di Torre Annunziata - e racchiude finalmente in un'unica soluzione i sei capitoli che compongono l'epopea delittuosa di questa negativa e diabolica eroina. Un paio di anni fa, infatti, le edizioni Bd ne avevano già presentato le prime tre parti, lasciando però, a causa di varie vicende produttive, la saga incompleta.
La storia prende il via a Napoli, all'epoca della guerra tra la Nco di Cutolo e la Nuova Famiglia, quando Clelia - bella ragazza, figlia un importante colletto bianco della criminalità organizzata - incomincia a subire la fascinazione della violenza e del male. Quando poi suo padre viene ucciso con un colpo di pistola in faccia, la giovane decide, sfruttando la propria intelligenza e la propria avvenenza, di conquistare il potere assoluto sulla malavita italiana ed europea.
Bernardi e Lobaccaro - entrambi emiliani - descrivono l´ascesa di Clelia in tavole inquiete, dense di avvenimenti. Ma dietro una narrazione e degli eventi a tratti surreali e grotteschi - come nell'apocalittico finale - si cela la capacità degli autori di disegnare, in chiave metaforica, i reali obiettivi delle vere mafie. E di indicare i mezzi concreti attraverso i quali intendono perseguirli.
Clelia, infatti, smette quasi subito di concentrarsi sull'esclusivo controllo delle strade di Napoli, dove incontra anche un Roberto Saviano all'inizio del boom di Gomorra, andandolo a sentire in un libreria, spinta dalla curiosità «per un ragazzo che sta per diventare quasi un eroe», per puntare sull'alta finanza; sfrutta il crollo del Muro di Berlino per instaurare contatti con la malavita dell'Est europeo; instaura torbide relazioni sessuali con broker e politici corrotti. Bernardi e Lobaccaro si spingono addirittura a immaginare - negli ultimi due capitoli del libro, ambientati rispettivamente nel 2013 e nel 2020 - il tragico futuro verso il quale il predominio mafioso intende indirizzare l´Italia.
«Le infiltrazioni delle criminalità organizzate sono ovunque, e sempre più dove le decisioni che si prendono contano qualcosa», afferma Bernardi parlando dei risvolti contenuti nel suo romanzo grafico. «Le mafie sono in grado di influenzare i movimenti borsistici, detengono un patrimonio immobiliare portentoso e sono sempre più in grado di influenzare i governi. Acquistano alberghi ed esercizi commerciali. Sono riuscite a farci diventare loro clienti quotidiani».
Con una carriera editoriale di oltre trent'anni alle spalle, Bernardi è stato un punto di riferimento per il mondo del fumetto (ha prodotto, tra le altre cose, alcune delle opere più mature di Magnus e ha contribuito al successo dei manga in Italia): quello letterario - ha lanciato autori come Carlo Lucarelli e Giuseppe Ferrandino - e quello della cronaca nera. E anche in altre opere appena pubblicate come la graphic novel Fantomax (disegnato da Onofrio Catacchio e pubblicato da Coconino/Fandango) o la raccolta di racconti Niente da Capire (edito nella collana Perdisa Pop) ha riversato tutta la sua visione pessimista della realtà.
«Il fatto che in Italia si susseguano arresti e requisizioni - dice ancora Bernardi - non vuol dire che il cuore della criminalità organizzata ne sia sfiorato. Il cuore è ormai altrove, immateriale o fin troppo materiale. Mi fanno sorridere tutte quelle anime belle che sbandierano la sconfitta delle mafie, che vanno in televisione a pavoneggiarsene: aprano gli occhi, guardino il mondo oltre il loro orticello e si vergognino di vendere delle verità fasulle».
Alessandro Di Nocera, La Repubblica Napoli, 20 aprile 2011

Lady Camorra a fumetti
La prima volta a tredici anni nel 1981; l’ultima a 52 anni nel 2020. La scansione temporale non riguarda imprese “sentimentali” ma omicidi. E’ la storia di Clelia C. ad essere bucherellata dalle pallottole. Una vicenda di camorra spiegata su 164 pagine e un numero infinito di tavole a fumetti dal titolo Carriera criminale di Clelia C. Un’epopea camorristica, una graphic novel pubblicata dalla Black Velvet, collana Piombo, in uscita nelle librerie e fumetterie italiane come saga completa (i primi episodi risalgono ad alcuni anni fa) con la prefazione del magistrato Raffaele Marino. Il fumetto, scritto da Luigi Bernardi e disegnato da Grazia Lobaccaro, vede protagonista la figlia di un famoso penalista che difende i boss nella Napoli anni ’80 sconvolta dal conflitto tra cutoliani e Nuova Famiglia. Clelia scala l’organizzazione criminale, una delle tante, usando ogni mezzo: dal proprio corpo – tantissime le tavole in cui, mantide, giace a letto con la vittima di turno – ai sofisticati derivati finanziari che muovono il mondo. Luciano Gallino direbbe la «mega-macchina del finanzcapitalismo», che la nostra “criminalessa” sa guidare alla perfezione. Sullo sfondo sgomita Napoli, città degli eccessi, dalle smorfie terrificanti e dal panorama morfinizzante. L’immagine della donna-boss attinge a piene mani dalla realtà: la storia di Napoli ne è stracolma, da Pupetta Maresca a Rosetta Cutolo e Teresa De Luca Bossa fino alle usuraie dei Quartieri spagnoli e al presunto vicario del clan degli Scissionisti, Elmelinda Pagano, arrestata pochi giorni fa nell’hinterland partenopeo.
Alessandro Chetta, per "Malitalia"

Clelia C., camorrista controvoglia
Un accento grasso di bassa pianura, le mani che non stanno ferme un minuto e gli occhi che osservano tutto, curiosi e instancabili. Grazia Lobaccaro, reggiana di natali e milanese di studi, si prepara a partire per Napoli. Lì, dal 29 aprile al primo maggio, sarà al Comicon, il Salone Internazionale del fumetto, dove le sue tavole saranno al centro di una personale dedicata alla sua eroina, Clelia C., camorrista controvoglia, assassina spietata e amante sexy. “Clelia non l’ho inventata io, ma Luigi Bernardi nel libro Carriera Criminale di Clelia C. Però io l’ho disegnata, le ho dato un volto e un corpo" racconta Grazia, "rendendola una brutta che piace, interessante, intelligente, sexy, femminile ma dura”. Clelia è la figlia di un avvocato della camorra. Anche se detesta quel mondo fatto di corruzione e violenza ne sarà inevitabilmente inghiottita. Il 29 aprile del 1981 (30 anni prima dell'apertura di Comicon), giovanissima, commette il suo primo omicidio. Non si fermerà più sino al 2020, anno in cui la storia si chiude. “Nel 2020, Clelia, non solo è diventa una camorrista temuta, ma è a capo di tutta l’organizzazione che, per paradosso, odia”. Sarà proprio lei a decidere le sorti di quell’universo orribile: “Non voglio svelare la fine, ma dopo Clelia, niente sarà più come prima”. Un messaggio sotto forma di striscia più incisivo di tanti comizi.
Luciana Grosso, D, la Repubblica delle donne

Sotto il vulcano della camorra
“Era il 29 aprile 1981, il giorno che non avrei mai potuto dimenticare.
Il giorno in cui ero diventata donna e assassina”
La Black Velvet editrice racconta con una graphic novel il sogno camorrista di una donna, Clelia C., che fin da ragazza si trova a vivere nella realtà della malavita napoletana. Una storia di fantasia che s’intreccia a fatti realmente accaduti che hanno segnato la storia di Napoli e della criminalità organizzata.
Napoli, anni Ottanta. Clelia C. è la figlia di un avvocato che serve una famiglia leader della camorra. Il suo destino è già scritto. Il padre cerca di proteggerla, lasciandola fuori dagli affari e allontanandola dal territorio, ma la carriera di Clelia inizia presto, a tredici anni, quando compie il suo primo omicidio per gioco, senza rendersene conto. Dopo tre anni in America, Clelia ritorna a Napoli, in occasione del funerale del padre, assassinato dalla camorra. Lì decide di vendicarlo e di prendere il controllo della situazione, senza risparmiare nessuno, né amici, né familiari, scala l’organizzazione criminale usando ogni mezzo: dal proprio corpo ai sofisticati derivati finanziari. Ripercorrendo eventi storici come il terremoto, il rapimento Cirillo, la guerra fra la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e la Nuova Famiglia, Clelia racconta una vita di rabbia e vendetta.
Dal 1981 al 2020, un viaggio nella criminalità italiana dove il crimine paga.
Carriera criminale di Clelia C. è una storia di omicidi, sangue e verità, scritta da Luigi Bernardi, figura riferimento nella storia dell’editoria italiana degli ultimi vent’anni, e disegnata da Grazia Lobaccaro, prima disegnatrice italiana sbarcata alla DC Comics.
Molteplici sono i livelli di lettura di Carriera criminale di Clelia C.. È una graphic novel di “cronaca nera”, quasi una docufiction degli ultimi trent’anni della storia e della cronaca della malavita napoletana. È una storia di camorra al femminile, scritta da chi conosce la realtà napoletana e i suoi protagonisti per i quali l’unica certezza è la corsa all’arricchimento senza scrupoli, la Legge il nemico e la morte un accidente da mettere in conto. È una storia in cui Napoli emerge con tale prepotenza che il racconto di questo ambiente criminale, di questa rete che avvolge la città finisce con l’identificarsi con la storia stessa della città.
Carriera criminale di Clelia C. è una storia dove non ci sono “buoni”e in cui è la stessa protagonista ad uccidere. È una storia al femminile perché sono le donne quelle che sopravvivono, le più adatte a farsi largo in un mondo dove l’unica regola è non soccombere e, soprattutto, come spesso afferma Clelia, “non abbassare mai la guardia e guardarsi sempre le spalle”, mentre gli uomini sembrano pedine di un crudele risiko.
Nell’introduzione alla novel di Raffaele Marino, Procuratore aggiunto al Tribunale di Torre Annunziata, le intenzioni sono chiare. Non usare mezzi termini, dire le cose come stanno e non farci illudere.
Verrebbe quasi da domandarsi il motivo di questa celebrazione esasperata del crimine? Perché, spiega Luigi Bernardi, il crimine è vincente. Anzi, ha già vinto: nonostante gli arresti e le morti eccellenti, il crimine che si nutre di soldi ha preso largamente il sopravvento. Inutile nascondersi dietro la certezza di “avere ragione”: loro hanno già vinto.
Una visione negativa? Certo, Clelia C. è un personaggio inventato, anche se largamente ispirato alla realtà. L’idea di Clelia nasce infatti in un periodo in cui Bernardi si occupava di cronaca, da cui lo spunto per altre sue storie, come quella raccontata in Senza luce.
Quale sarà l’epilogo della carriera criminale di Clelia C.? Lascerà spazio alla speranza o invece segnerà il trionfo definitivo del Male?
Valeria Merlini, Blog Panorama.it

La società senza speranza di Luigi Bernardi
Definire oltre che intensi, anche devastanti gli ultimi due graphic novel licenziati da Luigi Bernardi, non è una iperbole quanto un eufemismo. Non si può definire altrimenti la visione che questo narratore bolognese offre del genere umano e della nostra società presi nella loro interezza in Fantomax (Coconino press, pp. 217, 17,50 euro), licenziato per le chine di Onofrio Catacchio, e in Carriera criminaIe di Clelia C. (Black Velvet pp. 176, 16 euro), illustrato da Grazia Lobaccaro. Certo, quello che Bernardi mostra è uno spaccato iperrealistico (ma non forzato) di quanto a suo avviso ci ruota attorno. Le due storie rappresentano cioè più una personale filosofia del mondo che una disamina dei suoi pro e contro. Ma non ci si faccia ingannare dal fatto che sia Fantomax sia Clelia C. prendano vita da generi letterari di consumo quali il feuilleton e il noir. Il genere veicola l'opinione contenuta in queste pagine, ma non ne è la sostanza. Quella sta probabilmente nella constatazione poi trasformata in assioma rintracciabile nelle pagine dei due romanzi. Se la prima recita pressappoco "gli uomini non sanno gestire il Male", l'altra ne è il loro nucleo, ovvero "il Male è diventato universale perché informa di sé ogni livello dell'attuale società civile". Non è quindi il semplice riammodernamento di Fantomas quello che troviamo in Fantomax, né è solo "una storia di camorra al femminile" come pur giustamente il procuratore aggiunto al Tribunale di Torre Annunziata Raffaele Marino definisce Clelia C. nell'introduzione. È indubbio che i due romanzi descrivano altrettante figure femminili come più adatte a sopravvivere rispetto agli uomini in un mondo privato di ogni forma di pietà – guarda caso entrambe muovono dalla morte di uomini che detenevano il comando. Eppure questa appare come un'altra delle strutture su cui la storia si regge, una di quelle che Bernardi ama e conosce a menadito per ampia frequentazione, mentre i contenuti vanno oltre e scavalcano il genere pur restandovi fedeli. Per quanto distanti fra loro, le due storie al femminile hanno un altro punto di contatto: la distruzione di alcune icone socio-storico-religioso attraverso cataclismi artificiali. Una metafora potentemente allucinatoria, un no escare totale. In Fantomax, la donna fa radere al suolo Città del Vaticano e la Mecca, per poi allargarsi con al¬tre strategie al resto del mondo. In Clelia C., la protagonista Clelia, figlia di un contabile camorrista e criminale lei stessa, ma con un approccio più scientifico all'idea di profitto, progetta e attua l'apocalittica eruzione del Vesuvio, così da distruggere interamente Napoli e con essa Camorra e camorristi. Un metodo fumettisticamente già praticato da Moore e Gibbons in Watchmen, che qui Bemardi, egregiamente sostenuto da tratto magnusiano di Catacchio e fortemente espressionista di Lobaccaro, usa per asserire come non vi siano altri mezzi utili a creare un nuovo ordine capace di dar indirizzare il mondo verso un fine. Non ve ne sono anche perché il crimine ha vinto da tempo, deve solo trasformarsi da antiStato in Stato, prendere le redini del consorzio umano e dettare le regole che dimostrino come lui è il Male, una sua forma innovativa, che è riuscita a estirpare dall'orizzonte fenomenico il Bene e vi si è sostituita con la compiacenza e l'aiuto di tutti. Quando in Fantomax l'eroina negativa asserisce che "Il Male non è spettacolo", non fa altro che ribadire questa vittoria, insita pur con una inaspettata punta di amarezza in Clelia C. nelle sei tappe cronologiche che il personaggio compie per dare al potere nelle sue mani una facciata di rispettabilità.
Sergio Rotino, L’informazione, 1 maggio 2011

Ascesa senza declino di Clelia C., boss di raro talento
Raccontare la camorra dopo Roberto Saviano può sembrare arduo e, forse, inutile. Invece un graphic novel appena uscito per Black Velvet ci riesce benissimo, scegliendo una formula anche più onesta di quella di Gomorra: una storia dichiaratamente di fantasia, la Carriera criminale di Clelia C., che però pesca nella storia reale di Napoli e della sua malavita, dai progetti di Raffaele Cutolo ai soldi della coca investiti in finanza derivata in Svizzera. Lo sceneggiatore Luigi Bernardi costruisce una storia perfetta, un’epica criminale senza attenuanti e senza moralismi. Clelia è la figlia di un avvocato della Camorra, ucciso in una delle eterne guerre tra clan. Lei, ancora prima di entrare in possesso dei soldi e dei segreti del padre, ha già avuto la sua “prima volta”: un omicidio quasi per caso, il primo di una serie che scandisce il volume. I disegni sobri, in una gelida scala di grigi, di Grazia Lobaccaro, seguono l’evoluzione di Clelia da ricca camorrista in cerca di vendetta a matura specialista in sofisticate operazioni finanziarie che muovono miliardi. Ma che richiedono, ogni tanto, un tributo di sangue.
Clelia ha un’ossessione: distruggere Napoli, perché ha capito che non può essere salvata da se stessa. E il volume si chiude con un’eruzione del Vesuvio da cui nulla si salva, un’apocalisse anche civile che non sembra poi molto diversa da quella che si consuma in queste ore, soltanto con i rifiuti al posto della lava.
Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2011

Fumetto, arma di denuncia e impegno
La costruzione di un destino, seppur nero e inumano, è ugualmente al centro di Carriera criminale di Clelia C., scritto da Luigi Bernardi ed illustrato da Grazia Lobaccaro (Black Velvet). Già il sottotitolo dell’opera dà l’idea di cosa si andrà a leggere: «un’epopea camorristica», in cui l’accostamento della parola «epopea», che evoca imprese epiche e coraggiose, con l’aggettivo «camorristico», che richiama l’idea di agguati e malaffari, è un ossimoro stridente. In realtà, all’interno del racconto non troviamo alcun compiacimento e alcuna identificazione positiva nell’eroina Clelia C., appunto, di cui viene descritta l’ascesa e la caduta sulla spinta di un inesauribile, rabbioso, spirito di vendetta. Una vedova nera dalla doppia vita, che, fra bugie sistematiche ed esecuzioni spietate, tenta vanamente di esorcizzare il passato che torna: come un novello Conte di Montecristo, Clelia elimina uno alla volta i suoi nemici e parte alla conquista e alla distruzione della città nei cui confronti nutre un malsano odio-amore, Napoli (distruzione tutt’altro che metaforica, vedi la guerra dei Paesi dell’Est contro la Vecchia Europa e l’eruzione del Vesuvio in un finale catartico, annunciato, ma non per questo meno scioccante. La coppia Bernardi-Lobaccaro ribalta programmaticamente la logica consolatoria del giallo, in cui, a dispetto del proprio sedicente realismo, tutto viene ricondotto all’ordine della legge: qui l’anarchia e il disagio sociale, alla fine, non vengono sconfitti; qui, nella lotta fra violenza arbitraria e proibizione, è la prima che vince; qui la criminalità organizzata, anche con i giochi della borsa e gli investimenti della sua faccia presentabile, la spunta sulla giustizia dello Stato. E, tuttavia – crediamo, speriamo di poter leggere fra le righe – l’impossibilità di sconfiggere i clan malavitosi non può significare che debba rinunciare a lottare e a sognare un mondo diverso.
Errico Passaro, Il Borghese, luglio 2011



Leggi qui la preview di Roberto Gianmatteo per Ubc Fumetti.

Leggi qui la recensione di Alessandra Buccheri per "L'angolo nero"

Leggi qui la recensione di Roberto Alfatti Appetiti per "Il Secolo d'Italia".

Leggi qui la recensione di Ettore Gabrielli per "Lo spazio bianco".

Black Velvet
pagine 176
€ 16
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fumetti
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