Fantomax

«Sia imperitura la gloria del male che spargiamo»: questo il tormentone di Fantomax e i suoi adepti. Un male che viene da lontano perché ogni volta che un Fantomax muore, viene rimpiazzato da un altro Fantomax, come accade per L'Uomo Mascherato (che ha il fine opposto). Dopo la morte dell'italiano Massimo Zanardi (omaggio a Pazienza anche se qui il vero omaggiato è il Magnus de Lo Sconosciuto), tocca a una donna. Sarà lei l'incarnazione della malvagità che, con i suoi adepti, organizzerà stragi, diffonderà malattie, causerà terremoti, insomma creerà l'inferno sulla terra, complici economia e finanza. Sembra di entrare nel mondo senza cuore di Diabolik: la freddezza dei personaggi fa pensare che l'inferno lo vogliano costruire fuori perché ce l'hanno dentro. Ma qui gli ambienti sono reali: si parla della distruzione della Città del Vaticano, della Mecca, di covi nei sotterranei di Parigi o di Chernobyl. Straordinario l'impegno di Bernardi e Catacchio nel creare un'epopea fantastica, immaginifica, spaventosa e pure credibile. Alla nuova regina del male si perdoni almeno l'ingenuità di aver abbracciato la causa dopo aver scoperto il marito fra le braccia di un'altra donna.
Luca Raffaelli, La Repubblica XL, Aprile 2011

Le nuove avventure del «Fantomax» di Onofrio Catacchio
Cento anni fa -correva l’anno 1911 -, dalle penne perverse dei francesi Marcel Allain e Pierre Souvestre, scaturivano le avventure di Fantomas, genio assoluto del male. Oltre una quarantina di romanzi avrebbe alimentato un mito che, grazie anche ai numerosi adattamenti cinematografici (su tutti, negli anni Sessanta, la fortunata trilogia di André Hunebelle, con l’ambiguo Jean Marais sotto la maschera inquietante del criminale e l’indimenticabile Louis de Funès nei panni del commissario Juve), sarebbe sopravvissuto per decenni, un secolo oggi ormai, seminando incubi e terrore. In questi giorni è in libreria un sontuoso omaggio a fumetti alla funesta e surreale figura del criminale francese. È l’ultima fatica della coppia Luigi Bernardi (autore) e Onofrio Catacchio (disegnatore): Fantomax -Non temerai altro male (Fandango -Coconino Press, Bologna-Roma 2011, pp. 224, bicromia, 17×24 brossurato, euro 17.50). Considerata la mole, saremmo portati a parlare di graphic novel, ma il volume è in realtà un assemblaggio più complesso, composto di tre segmenti narrativi a fumetti da appendici testuali interposte: un archivio di trentasei files che svelano la mano di Fantomax dietro catastrofi, stragi, mali dei nostri tempi (dalla morte di papa Luciani alla commercializzazione del Walkman, dall’alluvione di Firenze all’attacco dell’ 11 settembre), adombranti una trama dietrologica della Storia, segnata dal complotto e dalla malefica macchinazione fine a se stessa. Già, poiché Fantomax questo è: male assoluto, al di là di ogni ragione, movente o ideologia. Fantomax con la «x» continuiamo a scrivere: la spiegazione narrativa la troverete nel primo dei reperti dell’archivio; quella più prosaica è collegata a problemi di diritti d’autore. La rielaborazione del mito condotta da Bernardi gira intorno ad una poderosa trasformazione del singolo personaggio in una società criminale multinazionale che perpetra se stessa con rituali selettivi, eleggendo volta a volta un nuovo Fantomas, per spargere il male sul mondo. L’assaggio lo avemmo qualche tempo fa, con la pubblicazione della prima storia, in raffinatissima veste nero/oro rilegata, Habemus Fantomas (Edizioni BD, Milano 2008, pp. 80, euro 13). A quel primo episodio, si aggiungono qui, a comporre un funesto trittico, Delenda Fantomax e In Excelsis Fantomax. I disegni di Onofrio Catacchio rielaborano le tavole bianco/nero in una suggestiva bicromia dai toni sanguigni. Il tratto netto, elegante, chirurgico rende perfettamente concetto del male fantomatico, cristallino, quasi algido. Le nobile ascendenze del disegnatore barese pensiamo al Magnus di Kriminal al citazionismo cyberpunk -sono evidenti e qui persino dichiarate, con due sorprendenti cammei dello Zanardi di Andrea Pazienza e, appunto, dello Sconosciuto del grande Magnus.
Enzo Mansueto, Il Corriere del Mezzogiorno, 3 aprile 2011

Fantomas diventa Fantomax la multinazionale del male
Nell'autunno del 2008 esce Habemus Fantomas, testi di Luigi Bernardi e disegni di Onofrio Catacchio. Il genio del male, creato nel 1911 da Marcel Allain e Pierre Souvestre, non è più però un "eroe" singolo, ma una multinazionale del terrore che elegge ogni cinque anni un nuovo leader, scegliendolo tra i peggiori criminali del mondo. Habemus Fantomas racconta l'elezione del nuovo signore del male e la sua prima opera, un attentato in contemporanea a La Mecca e a San Pietro, nel 2011. I due volumi successivi, annunciati subito in preparazione, avrebbero raccontato di un pericoloso nemico per Fantomas (Delenda Fantomas) e dell'inevitabile trionfo del male (In excelsis Fantomas). Oggi, finalmente, eccoli. In un unico volume, che raccoglie i tre libri: Fantomax. Non temerai altro male (Coconino-Fandango). Fantomas diventa Fantomax, ma la sostanza non cambia: il signore del male conduce il lettore in un'avventura che rivela ogni vignetta di più quanto al male non ci sia mai fine. Quante strade possa percorrere, e con quanta creatività.
Nelle tavole, non più solo in bianco e nero come nel 2008, si incontrano innesti fotografici, filmici e televisivi, oltre a diverse citazioni, a partire da quelle di Pazienza e Magnus nel primo episodio, con Zanardi come precedente Fantomax e lo Sconosciuto come suo custode. Il ritmo è sostenuto, il montaggio delle vignette estremamente vario, il segno netto e chiaro, chirurgico: come l'operare del male. Lucido, razionale, disegnato dagli ordini di Fantomax. In ogni ambito, dalla finanza alla ricerca scientifica, tutto si muove per il male: Fantomax comanda e i suoi adepti eseguono. Tutto è programmato, voluto, crisi economiche e finanziarie, terremoti, epidemie. In questa razionalità c'è un che di paradossalmente consolatorio: tutto avviene per un disegno razionale, non per caso. Perché è il caso che spaventa, l'incontrollabile. E il caso qui non esiste. È una partita a scacchi anche la lotta tra bene e male, buoni contro cattivi, anche se chi agisce per il "bene" ha metodi ed esiti spesso non remoti dagli avversari. Se i cattivi sanno cose che i buoni non hanno ancora capito, allora i buoni sono solo gli ignoranti, le persone ignare, i comuni abitanti del mondo, pedine vittime di giochi follemente lucidi, di chi vuole governare un possibile nuovo ordine mondiale.
Alberto Sebastiani, La Repubblica Bologna, 12 aprile 2011

Bernardi e Catacchio giocano con il vintage-pop, e costruiscono una storia alternativa di Fantomas, l’antieroe mascherato, il criminale niente scrupoli dei best seller francesi d inizio Novecento. Senza Fantomas – questa la loro tesi – non sarebbero nati tutti i classici del fumetto nero italiano degli anni Sessanta, quelli con la K nel titolo. E noi daremmo stati costretti a sorbirci per sempre gli eroi senza macchia dediti al bene.
Dunque, quale omaggio migliore che rinverdire i fasti del personaggio attraverso un’operazione di remix?
Fantomas diventa Fantomax: non più un uomo solo, ma un’intera organizzazione dedita al male, e alla ricerca del potere assoluto. Mica roba da ridere: questi tirano le fila di attentati, guerre, disastri naturali. Tutti gli eventi storici nel ventesimo secolo sono farina del loro sacco.
Tre racconti molto divertenti, che sembrano l’incipit di una nuova collana Bonelli, più che uno di quei cosi che vengono chiamati graphic novel. Peccato solo per una certa prevedibilità della trama.
Michele R. Serra, Linus, aprile 2011

Fantomax? Sembra quasi la P2
L'11 settembre del 2011 due attentati distruggono la Mecca e San Pietro. E pochi mesi dopo anche Gerusalemme scompare in un lampo. Fantascienza? No, Fantomax. Che del Male non è il genio novecentesco creato da Marcel Allain e Pierre Souvestre (quello si chiamava Fantomas con la "s", cambiata in "x" per questione di diritti), ma l'incarnazione assoluta, metafisica, a tal punto da poter proclamare: «Non temerai altro male». Fantomax (Coconino Press, pp 224, euto 17,50) è la nuova incarnazione a fumetti di Luigi Bernardi e Onofrio Catacchio, ispirata al personaggio di Fantomas ma ha poco a che vedere con l'eroe nero di Allain e Souvestre, protagonista di fortunatissimi feuilleton, terrore della borghesia benpensate e icona per il Surrealismo. In questo caso Fantomax è un'intera organizzazione (il suo leader incappucciato cambia periodicamente) il cui fine è il controllo del mondo. Per ottenerlo è capace di attentati, terremoti, modificazioni genetiche, diffusione di virus mortali. Per finanziarsi provoca crak economici e s'impossessa di azioni al ribasso, lucra sui fondi, derivati tossici e mutui subprime… Già sentito?
Bernardi imbastisce una perfetta trama noir che Catacchio riveste con il suo segno netto, elegante e mai lezioso. Eccessive, ironiche, con citazioni dal mondo del fumetto (uno dei Fantomax è il cattivo Zanardi di Pazienza e il suo custode è Lo Sconosciuto di Magnus), le tre storie nel volume sono intervallate da schede che ci rivelano come dietro gli avvenimenti della Storia dell'ultimo secolo ci sia sempre lo zampino di Fantomax: dall'affondamento del Titanic al miracolo di Fatima, dall'assassinio di Kennedy al rapimento di Aldo Moro (ma fosse la P2!): tutta colpa (o merito) di un Male implacabile che lotta contro quel Bene «che sta portando alla rovina l'umanità».
Renato Pallavicini, L'Unità, 14 aprile 2011

La società senza speranza di Luigi Bernardi
Definire oltre che intensi, anche devastanti gli ultimi due graphic novel licenziati da Luigi Bernardi, non è una iperbole quanto un eufemismo. Non si può definire altrimenti la visione che questo narratore bolognese offre del genere umano e della nostra società presi nella loro interezza in Fantomax (Coconino press, pp. 217, 17,50 euro), licenziato per le chine di Onofrio Catacchio, e in Carriera criminaIe di Clelia C. (Black Velvet pp. 176, 16 euro), illustrato da Grazia Lobaccaro. Certo, quello che Bernardi mostra è uno spaccato iperrealistico (ma non forzato) di quanto a suo avviso ci ruota attorno. Le due storie rappresentano cioè più una personale filosofia del mondo che una disamina dei suoi pro e contro. Ma non ci si faccia ingannare dal fatto che sia Fantomax sia Clelia C. prendano vita da generi letterari di consumo quali il feuilleton e il noir. Il genere veicola l'opinione contenuta in queste pagine, ma non ne è la sostanza. Quella sta probabilmente nella constatazione poi trasformata in assioma rintracciabile nelle pagine dei due romanzi. Se la prima recita pressappoco "gli uomini non sanno gestire il Male", l'altra ne è il loro nucleo, ovvero "il Male è diventato universale perché informa di sé ogni livello dell'attuale società civile". Non è quindi il semplice riammodernamento di Fantomas quello che troviamo in Fantomax, né è solo "una storia di camorra al femminile" come pur giustamente il procuratore aggiunto al Tribunale di Torre Annunziata Raffaele Marino definisce Clelia C. nell'introduzione. È indubbio che i due romanzi descrivano altrettante figure femminili come più adatte a sopravvivere rispetto agli uomini in un mondo privato di ogni forma di pietà – guarda caso entrambe muovono dalla morte di uomini che detenevano il comando. Eppure questa appare come un'altra delle strutture su cui la storia si regge, una di quelle che Bernardi ama e conosce a menadito per ampia frequentazione, mentre i contenuti vanno oltre e scavalcano il genere pur restandovi fedeli. Per quanto distanti fra loro, le due storie al femminile hanno un altro punto di contatto: la distruzione di alcune icone socio-storico-religioso attraverso cataclismi artificiali. Una metafora potentemente allucinatoria, un no escare totale. In Fantomax, la donna fa radere al suolo Città del Vaticano e la Mecca, per poi allargarsi con al¬tre strategie al resto del mondo. In Clelia C., la protagonista Clelia, figlia di un contabile camorrista e criminale lei stessa, ma con un approccio più scientifico all'idea di profitto, progetta e attua l'apocalittica eruzione del Vesuvio, così da distruggere interamente Napoli e con essa Camorra e camorristi. Un metodo fumettisticamente già praticato da Moore e Gibbons in Watchmen, che qui Bemardi, egregiamente sostenuto da tratto magnusiano di Catacchio e fortemente espressionista di Lobaccaro, usa per asserire come non vi siano altri mezzi utili a creare un nuovo ordine capace di dar indirizzare il mondo verso un fine. Non ve ne sono anche perché il crimine ha vinto da tempo, deve solo trasformarsi da antiStato in Stato, prendere le redini del consorzio umano e dettare le regole che dimostrino come lui è il Male, una sua forma innovativa, che è riuscita a estirpare dall'orizzonte fenomenico il Bene e vi si è sostituita con la compiacenza e l'aiuto di tutti. Quando in Fantomax l'eroina negativa asserisce che "Il Male non è spettacolo", non fa altro che ribadire questa vittoria, insita pur con una inaspettata punta di amarezza in Clelia C. nelle sei tappe cronologiche che il personaggio compie per dare al potere nelle sue mani una facciata di rispettabilità.
Sergio Rotino, L’informazione, 1 maggio 2011

Per festeggiare il centenario del “vero” re del Terrore ritorna il Fantomas riletto da Bernardi e Catacchio, che rielabora l’eroe nero del feuilleton (non lontano da precedenti come il gentiluomo Arsenio Lupin e l’avventuriero Rocambole, confluiti anche in Diabolik), “il terrore della borghesia benpensante e al contempo l’idolo del Surrealisti” in un racconto che rilegge in retrospettiva tutta la storia del Novecento. Una sequenza di guerre e catastrofi spesso causate dall’organizzazione segreta Fantomax.
Questa controlla interi paesi e multinazionali, e alla morte di ogni reggente elegge il successore che la guiderà verso la conquista del mondo. Riflettori ancora incentrati sulla giovane Sonette Bosman, sudafricana apparsa per la prima volta nel 2008 su Habemus Fantomas (delle edizioni BD, episodio qui ripresentato con lievi variazioni, compreso il nome con la X per superare i problemi di copyright), protagonista anche dei seguiti Delenda Fantomax e In Excelsis Fantomax. Il libro comprende anche 36 schede cronologiche dagli “archivi segreti” che illustrano nei dettagli i retroscena storici della vicenda (con gustosi camei di Zanardi e dello Sconosciuto).
Gli autori hanno dichiarato di avere fatto “un passo avanti e due indietro”, con un’opera “che rilancia la fantasia, riscrive la storia, ipotizza il futuro, gioca con l’immaginario e affonda i denti nei nervi scoperti della contemporaneità. Lo fa in modo divertito (con punte che travalicano l’inciviltà) non rinunciando al piacere della citazione, né a quello ancora più inebriante dell’iperbole”.
L’impressione generale è di altissima (ancorché gelida) professionalità, anche se il gioco in pieno stile Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore, è a costante rischio formalistico di maniera a mo’ del Wanted di Mark Millar (come se l’ossessivo slogan “Sia imperitura la gloria del Male che spargiamo” potesse sempre spiegare tutto), arrivando persino a coinvolge gli splendidi disegni Catacchio, qui comunque alla sua migliore opera in carriera.
Loris Cantarelli, Fumo di china, maggio 2011

Il libro è nato ben prima del centenario di Fantomas, ma solo ora trova la sua completezza. Raccontare gli eroi del feuilleton, attualizzandoli e collegandoli alla realtà presente non è facile. In più il libro omaggia eroi del fumetto come quelli di Magnus e Pazienza. La realtà del mondo e dell’avventura si confondono, non a caso: Luigi Bernardi ha un passato di editore fra i più importanti del panorama italiano. Scrittore, ha fatto emergere nei suoi noir un lato crudele, amaro e senza speranze che, in questo caso, si raffredda e diventa più tagliente attraverso il segno duro e costruito di Catacchio, disegnatore con cui collabora da tempo. Pensate che il fumetto avventuroso sia superficiale? Che un personaggio come Fantoma (x-s) sia puro divertissement? Vi sbagliate. Trame internazionali, poteri occulti, la vittoria del male e la disfatta del mondo che conosciamo non vi bastano? In appendice vengono attribuiti a questa genia del male anche fatti storici che ben conoscete, da Fatima, al rapimento di Aldo Moro, ai terremoti. Una chiave crudele del presente.
Laura Scarpa, Animals, maggio 2011

Torna Fantomas ma è un terrorista peggio di Bin Laden
Questo è un fumetto che piacerà ai complottisti, a quelli che credono alle teorie dietro il terremoto in Spagna dell’11 maggio, che pensano Bin Laden non sia stato davvero ucciso, che le Torri Gemelle non le abbia abbattute Al Quaeda. Luigi Bernardi (ai testi) e Onofrio Catacchio (ai disegni) riportano in vita il mito di Fantomas, l’eroe letterario inventato da Marcel Allain e Pierre Souvestre nel 1911. Ma al posto di un abile e ambizioso ladro con mascherina e smoking c’è un’organizzazione terroristica internazionale. Tutta la storia dell’ultimo secolo viene riletta come una lunga catena di complotti e attentati da parte di Fantomax. Che è una persona (la cui carica si trasmette dopo una selezione spietata) e una organizzazione. Slogan: “Sia imperitura la gloria del male che spargiamo”. C’è ovviamente una organizzazione rivale, quella dei buoni, che però è spietata quanto Fantomax. Il messaggio, un po’ didascalico, è che bene e male non sono così facili da distinguere. L’idea di Bernardi non è malvagia, i disegni di Catacchio sono funzionali, curati, non particolarmente originali ma la scelta di usare una bicromia di rossi li valorizza. Il tutto, però, non convince. La struttura narrativa è quella tipica del fumetto popolare italiano, ma la trama si articola su storie brevi, un po’ ripetitive, frammentando il ritmo e senza approfondire più di tanto le psicologie. Inserire testi scritti senza fumetti (per raccontare la storia di Fantomax e svelare complotti) rallenta la lettura. Un fumetto di intrattenimento che non ha grandi ambizioni ma che, comunque, non annoia.
Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2011

Fantomax – Luigi Bernardi
Uno dei personaggi rilevanti della nostra letteratura e dell'editoria in nero, da poco reduce della cura editoriale di Perdisa Pop, Luigi Bernardi, classe 1953, si è avventurato nel mondo del fumetto in compagnia del disegno di Onofrio Catacchio e con risultati entusiasmanti. Fantomax (Coconino Press) è una bomba narrativa senza orologeria, che deflagra di pagina in pagina. abbiamo chiesto proprio a Bernardi qualche lume su uno dei lavori più interessanti dell'anno.

Fantomax riscrive la storia delle sciagure, sociali, economiche, naturali, del mondo quasi contemporaneo. Una idea divertente e di una crudeltà assoluta, ma anche una operazione molto accurata, dal punto di vista della scrittura e della ricostruzione.
Una volta deciso che Fantomax aveva come obiettivo la conquista del mondo, si è trattato di disegnare le tappe di questa cavalcata, una sorta di planning sempre più cruento e strabiliante. Un’idea entusiasmante da realizzare, nella quale convogliare conoscenze militari, biologiche, geologiche, geografiche e il massimo di fantasia. Poi naturalmente serviva opporre all’organizzazione di Fantomax le cosiddette forze del bene, che ho immaginato essere un cartello di multinazionali che si servono dell’esercito kazako.

Le schede che accompagnano i vari capitoli della storia sono raccordi e dossier che completano il fumetto puro e semplice. Come sei riuscito a incastrare tutto così bene, o meglio, come si procede nel redigere un'avventura del genere.
Mi sembrava importante dare la misura di una potenza che si era sviluppata nel corso dei decenni, così come era fondamentale superare l’idea che il nostro Fantomax fosse una revisione del Fantomas di Allain e Souvestre. Tutt’altro, anche il Fantomas letterario è un prodotto dell’organizzazione Fantomax. Come dire che Lady Jane ha scritto l’omonima canzone degli Stones. Per il resto ho selezionato una trentina di avvenimenti fondamentali del ventesimo secolo e li ho riscritti come se ognuno di questi fosse stato influenzato dall’intervento di Fantomax.

Il male che descrivi è assoluto, funzionale, senza cedimenti, al ritmo della vicenda. Per certi versi è così intenso e privo di sfumature da essere parecchio divertente, nella sua amoralità (ma forse è del tutto morale).
In questo senso i miei maestri sono stati De Sade e i Surrealisti: vuoi combattere il male? Ci puoi riuscire solo mettendo in scena un male ancora superiore, su, su, sempre più su fino all’essenza stessa del Male.

Le radici, più che del personaggio letterario, sembrano quelle del nero a fumetti italiano, con omaggi evidenti a Pazienza e a Kriminal o Satanik. In qualche modo, ma forse questa è una domanda per Onofrio, vi ha influenzato pure l'adattamento cinematografico di Fantomas dei 60?
Il nero a fumetti italiano è stata una delle mie letture formative. Non sarei quello che sono se non avessi letto Demoniak, Satanik, Spettrus… Però la parentela con Fantomax si ferma all’aver preso i due grandi epigoni del nero italiano (Zanardi di Andrea Pazienza e Lo Sconosciuto di Magnus) e di averli incastrati nella storia, come se non potessero non appartenervi. Il Fantomas cinematografico degli anni 60 era tutto sulle spalle di Louis De Funès, era una commedia appena ammantata di brivido. Nel nostro Fantomax non si ride per niente.

Lavorare con Onofrio Catacchio è stato, immagino, divertente. Qual è stato il vostro metodo di lavoro?
Fantomax è stata la mia prima sceneggiatura per un fumetto. All’inizio balbettavo alcune indicazioni e i dialoghi, e lasciavo fare a Catacchio tutto il resto. Poi pian piano ci ho preso gusto e la mia scrittura ha cominciato ad assomigliare a una sceneggiatura, che Onofrio era comunque libero di interpretare attraverso la sua esperienza. Ma se t’immagini il classico lavoro di coppia dove ogni cosa viene discussa insieme, sei lontano dalla realtà. In tutto il periodo della realizzazione di Fantomax, quando io e Catacchio ci incontravamo era per discutere di contratti o per abbuffarci di cibi grassissimi.

Non è la tua sola esperienza in campo fumettistico. Banalmente, trovi più vivace oggi avventurarsi in quell'ambito che continuare a scrivere racconti o un romanzo?
Non so se e quando tornerò a scrivere fumetti, ho idea che i lettori siano ancora troppo legati al passato per accettare il mio modo di lavorare e i temi che propongo. Comunque non mi do per vinto: che sia narrativa, che sia teatro, che siano fumetti, l’importante è che ogni cosa che scrivo rechi la mia impronta.

Si può aspettare un sequel di Fantomax, ovvero un aggiornamento annuale sulle disgrazie che capitano dalle nostre parti?
Temo di no, non a breve comunque. L’idea però di mostrare come funziona il mondo una volta conquistato da Fantomax mi attizza parecchio. Così come mi piacerebbe mostrare quello che hanno combinato tutti gli animali geneticamente modificati che Fantomax ha sparso per il pianeta.

Oramai il fumetto ha un ruolo narrativo importante. Rispetto alla generazione di chi leggeva i comics supereroistici o le riviste in tema, spesso i cosiddetti graphic novel surclassano romanzi e racconti.
Troppi graphic novel sono dei romanzi disegnati invece che scritti. Al contrario, il nostro Fantomax non avrebbe mai potuto essere soltanto un romanzo di parole.

Quale futuro possiamo attenderci, da questo continuo intrecciarsi di forme per raccontare le solite avventure e disavventure e aspirazioni dell'uomo?
Andremo avanti fino all’ultima catastrofe, nella vana speranza di poterla prevenire.
John Vignola, Mucchio, giugno 2011


Il grande mistero di Fantomax
L’incarnazione del Male si chiama Fantomax. Ecco un nuovo avvincente graphic novel realizzato da Luigi Bernardi ai testi e dal raffinatissimo tratto in bianco e nero di Onofrio Catacchio. Cosa c’è dietro il corso degli eventi mondiali del secolo scorso, fino i giorni nostri? Chi provoca terremoti e tsunami, morte e distruzione, ma sa anche manovrare la politica e la finanza, senza tralasciare neppure la cultura, la moda e lo spettacolo?
Un’organizzazione potente, misteriosa, attrezzatissima e capace di tutto, con sede nei sotterranei di Parigi e varie basi sparse in tutto il pianeta il cui unico scopo è, appunto, l’affermazione del male. Quando ai vertici arriva una donna, si avvicina la fine del mondo come lo conosciamo e ci si avvia verso la creazione di un nuovo ordine. C’è solo un’ultima possibilità, un uomo che potrebbe arrivare al cuore di Fantomax e distruggerlo. Ma gli esiti saranno i meno prevedibili. Oltre 200 pagine da divorare tutte d’un fiato
Guido Siliotto, Il Tirreno, 17 settembre 2011

Leggi qui la recensione di Filippo Messina.

Leggi qui la recensione di Roberto Alfatti Appetiti.

Leggi qui una cronaca di Roberto Alfatti Appetiti.

Leggi l'intervista a Luigi Bernardi che racconta la genesi del nuovo Fantomax, qui.

Leggi qui la recensione di Valerio Mariani su Marie Claire.

Leggi qui la recensione di anonimo su "Angolo nero".

Leggi qui la segnalazione di "Mi sento Pop".

Coconino Fandango
pagine 224
€ 17,50
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