Atlante freddo

Un canto corale di caratteri, eventi e conflitti che la scrittura asciutta e a tratti ironica di Bernardi traghetta dalla sociologia dell’emarginazione verso i sorprendenti lidi di un’irsuta poesia metropolitana.
Giancarlo De Cataldo

Forse il più manchettiano dei neri italiani. Bernardi raggiunge l’apice della glacialità e del cinismo d’autore: un colpo unico, lineare, precisissimo, che colpisce la fronte di chi pensa che l’ambiguità possa essere emendata dalla vita.
Giuseppe Genna

Bari. Vincenzino ha sempre saputo che per essere reclutati dal crimine organizzato occorre dimostrarsi capaci di imprese eccezionali. Sono anni che ruba, rapina, taglieggia, proprio come un grande. La sua smania di entrare nei ranghi gli fa mettere a segno un ultimo colpo che lo porterà sulla bocca di tutti…
Bologna. Nina vende i fiori, Natale le tovaglie, Pedro orologi e accendini, Chiara la bigiotteria. Tutti e quattro lavorano per Benfenati, anche Mugne, il magazziniere del gruppo. Una notte, tutto cambia e all’alba nessuno sarà come prima…
Torino. Abdellah possiede molti phonecenter e altri ne controlla. Per chiamare a casa, tutti gli stranieri della città dovranno passare per la sua organizzazione, e sarà lui a decidere il costo delle telefonate. Nandina è attivista di un centro sociale dove si dà assistenza sanitaria e legale, e dove si lavora per impiantare un phonecenter a prezzo politico. La miccia ha solo bisogno di qualcuno che l’accenda…

Tre romanzi che rileggono il noir in modo non scontato. Lontani dagli stereotipi del genere, i personaggi non interpretano una trama qualsiasi: l’affrontano, la sudano, alcuni ne muoiono. La scrittura asciutta, incisiva, eppure riscaldata da fiammanti tenerezze, fa di Atlante freddo un testo di straordinaria intensità, lirico a dispetto della spietata durezza.

L'idea della trilogia è nata dopo avere imbastito il canovaccio di Vittima facile. Ed è nata intorno a Chiara: non l'avrei abbandonata alla fine della storia di Vincenzino, le avrei fatto compiere una specie di giro d'Italia, un attraversamento diagonale che da Bari l'avrebbe portata a Bologna, e da lì a Torino.
All'idea di un giro d'Italia (l'Italia, l'atlante freddo), si è subito sovrapposta la figura di uno che quel giro lo aveva compiuto per davvero, vincendolo anche: Franco Balmamion, un ciclista bravo ma non eccezionale, un lavoratore della pedalata, che si sudava le vittorie, le poche volte che riusciva a ottenerle.
Balmamion aveva molto da insegnare a una come Chiara, e tutto questo l'ho risolto con una pallina – le vecchie palline con le quale da bambini si simulavano le gare ciclistiche – che, dopo una veloce apparizione in
Vittima facile, un semplice accenno in Rosa piccola, gioca un ruolo non irrilevante in Musica finita, almeno dal punto di vista della memoria.
Stilisticamente,
Atlante freddo sono tre storie raccontate per frammenti, con un montaggio degli stessi che non sempre è cronologico, soprattutto in Vittima facile. Le stesse frasi a volte sono monche, oppure sintetiche al massimo, o elaborate in modo tale da prevedere rapidi cambi di soggetto.
Se non ho voluto costruire una sequenza narrativa tradizionale, rinunciando anche a una diffusione più commerciale, è stato perché non mi interessava dare rilievo alla componente noir delle storie, scrivere l'ennesimo romanzo di genere. Nelle mie intenzioni,
Atlante freddo è un'opera più ambiziosa, una educazione sentimentale in nero, l'unica forse possibile per chi come Chiara parte da una posizione svantaggiata e marginale.
Un'ultima annotazione: nonostante siano storie criminali, in
Atlante freddo ci sono pochissimi poliziotti, le stesse indagini giocano un ruolo di secondaria importanza, quando ci sono. Il ruolo delle forze dell'ordine è subalterno alla storia, vagamente complice. Un modo per evidenziare quanto la criminalità sia attrezzata anche nel prevedere le mosse dell'avversario, a ogni livello.

Ho sempre pensato che i tre episodi che costituiscono
Atlante freddo dovessero uscire separatamente, anche se è soltanto nella sua totalità che la trilogia diventa romanzo. Questo perché i singoli episodi, i personaggi che li muovono, mi pareva che meritassero anche un'attenzione particolare, non solo la visione d'insieme.
Così ho tentato un'operazione inconsueta: proporre un prodotto che fosse uno e trino anche dal punto di vista editoriale. L'idea sulla quale mi sono mosso è quella di certe miniserie fumettistiche prodotte in particolare negli Stati Uniti: stesso formato, stesso numero di pagine, stessa grafica di copertina, e la possibilità - una volta terminata la prima pubblicazione – di rieditare il tutto in un unico volume.
Un'operazione del genere poteva essere possibile solo grazie alla complicità di diverse persone, che qui voglio ringraziare.
Piero Cademartori e Silvia Tessitore, editori che mi hanno permesso di consegnare i tre libri chiavi in mano, soltanto da stampare.
Simonetta Scala che ha elaborato il progetto grafico che desideravo sulla base delle scarse e confuse indicazioni che le avevo fornito.
Antonia Giusino, autrice delle fotografie che illustrano copertina e retrocopertina dei tre libri, ognuna delle quali non soltanto è una splendida immagine ma anche una rilettura isprata di pagine del testo.
Linda Giusino, che ha regalato una faccia e un corpo a Chiara, tanto più belli di quanto li avessi immaginati da crearmi una stimolante confusione in testa, fra la mia e la sua Chiara.
Adesso che è arrivata anche la riedizione in un unico volume, il progetto può dirsi completato.


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Editrice Zona
Pagine 224
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