Musica finita

Torino. Abdellah aspira a diventare il monopolista dei phonecenter cittadini. Presto, per chiamare a casa, gli extracomunitari di Torino dovranno passare per la sua organizzazione, e sarà lui a decidere il prezzo delle telefonate.
Nandina lavora nella libreria dello zio Sergio, che si occupa di lei dall’arresto del padre terrorista. Nandina partecipa anche alle attività di un centro sociale dove si lavora per impiantare un phonecenter a prezzo politico.
Chiara è a Torino, gironzola a vuoto, rimugina sul suo presente e futuro, è attratta da un’immagine conosciuta nella vetrina di una libreria. È la copertina del libro che Francesca aveva con sé durante il rapimento raccontato in Vittima facile. Chiara entra in libreria, conosce Nandina, fra le due nasce una simpatia immediata. Chiara accetta di trasferirsi a casa di Nandina, per sdebitarsi le darà una mano con i lavori al centro sociale.
Fra la piccola mafia di Abdellah e i ragazzi del centro sociale la tensione è forte. Ad accendere la miccia, entrano in azione Sergio e quattro suoi compagni, reduci come lui delle lotte degli anni Settanta. In una notte inutilmente gloriosa, Sergio e i suoi devastano cinque phonecenter di Abdellah. Dopo, sarà solo un convulso bagno di sangue.
In Musica finita, romanzo conclusivo della trilogia Atlante freddo, Luigi Bernardi racconta un’altra storia di criminalità possibile. E lo fa con la stessa spietatezza degli episodi precedenti: stile asciutto e ritmo incalzante, nelle migliori tradizioni di un noir che è prima di tutto cronaca del presente.

Il capitolo finale della trilogia l'ho ambientato a Torino, una città che conosco in modo superficiale ma che funzionava benissimo per la storia che avevo in mente di raccontare. Intanto perché è stato il primo centro italiano dove sono esplose le problematiche legate all'immigrazione, e poi anche perché in passato è stata teatro di numerosi episodi legati alla lotta armata.
La nascita delle organizzazioni criminali è un po' una mia ossessione.
Musica finita ne racconta una, inventata ma del tutto plausibile. Le imprese affaristiche di Abdellah, da me un po' caricaturizzate, non sono altro che la riproposizione in scala minore dei meccanismi della grande criminalità, nonché l'applicazione al nero delle formule che governano l'economia legale.
Musica finita è probabilmente il capitolo più drammatico della trilogia, oltre a quello più politico. I movimenti dei vari personaggi si intrecciano in modo più convulso e risolutivo. Accadeva più o meno lo stesso anche in Rosa piccola, lì però si trattava di storie che entravano in contatto fra di loro in modo quasi casuale. Qui la vicenda è una soltanto, per tutti i personaggi che vi sono coinvolti, dall'inizio alla fine.
Politicamente
Musica finita rappresenta una presa di distanza dalle letture che i movimenti molto spesso fanno dei propri passati, nonché dalla facilità con la quale sconfitte storicamente inappellabili vengono fatte passare per vittorie, o comunque per azioni che pretendono le categorie del mito. L'inossidabilità di questi "cattivi maestri" non permette ai nuovi movimenti di strapparsi dall'eredità di quelle sconfitte, finendo loro stessi per durare una stagione, salvo sporadicamente risorgere in situazioni emergenziali, vere o presunte.
Vittima facile si svolgeva nell'arco di un paio di giorni, sia pure con flashback che catturavano episodi anche di qualche anno prima. L'azione di Rosa piccola e Musica finita durano rispettivamente una notte e un giorno, entrambi con un piccolo prologo e un epilogo, che in Musica finita apre agli ultimi due capitoli, che concludono il romanzo e l'insieme della trilogia.

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Editrice Zona
Pagine 128
fuori catalogo
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