Rosa piccola

Bologna. Nina vende i fiori, Natale le tovaglie, Pedro orologi e accendini, Chiara la bigiotteria. Tutti e quattro lavorano per Benfenati, uno che traffica merce da riversare sui mercati di strada. In cambio di una percentuale sugli incassi, Benfenati permette ai quattro di dormire nella sua casa-magazzino. Insieme a loro vive anche Mugne, il magazziniere.
Una notte, tutto cambia. Pedro sparisce, Mugne compie un viaggio nelle tenebre per andarlo a cercare. Nina scopre la complicità di due ragazzi un po’ fuori di testa, e subito si mette nei guai. Natale intravede l’amore di una donna che gli può cancellare un passato difficile da dimenticare. In quanto a Chiara, anche lei sembra cercare Pedro, ma per motivi diversi da Mugne. Benfenati intanto aspetta che i suoi venditori ritornino a casa. La notte si fa sempre più nera, all’alba nessuno sarà come prima.
In una Bologna cupa, violenta, davvero noir, si dipana il destino di personaggi ai quali la vita, che pure non ha risparmiato niente, chiede l’ultima prova. Non tutti la supereranno. La scrittura asciutta, incisiva, eppure riscaldata da fiammanti istanti di tenerezza, fa di Rosa piccola un testo di straordinaria intensità, un romanzo denso, lirico a dispetto della spietata durezza.
Rosa piccola è il secondo libro della trilogia Atlante freddo iniziata con Vittima facile.

Il capitolo centrale della trilogia l'ho ambientato a Bologna, la mia città. C'è chi dice che Bologna sia luogo di mistero, fatto apposta per il romanzo giallo. Non è vero, ci vuole poco a capire che si tratta soltanto di uno slogan per vendere libri o emozioni vaghe, che da questo punto di vista Bologna è uguale a qualsiasi altra città italiana.
Di Bologna mi interessava raccontare proprio il suo essere simile a tante altre città, il suo avere una vita di marginalità, un'economia sommersa, il diventare centro di piccoli traffici, a volte del tutto improvvisati, e non sempre innocenti.
Ne è uscita una storia corale e notturna, antieroica per eccellenza: la storia che ci si può immaginare camminando per le strade del centro, guardando le persone che s'incontrano, fantasticando intorno alla loro esistenza. Ed è così che sono nati Nina, la venditrice di rose; Pedro, il poeta costretto a prosaicità necessarie; Natale, il piazzista latin-lover suo malgrado, e Mugne... Mugne l'ho conosciuto per davvero, era diverso da quello che poi ho raccontato, ma aveva uno di quei nomi dei quali ci si infatua perdutamente. A legarli il modo all'apparenza indissolubile, Benfenati: l'unico bolognese, uno che cerca di tirar su soldi da ogni occasione.
Chiara a Bologna scopre la difficoltà di vivere lontano da casa, aumenta il carico delle proprie domande, continua a non trovare uno straccio di risposta. Anche quello che aveva sperato essere un punto di arrivo – l'amore – si pone come ostacolo alla consapevolezza che sta cercando.
Rosa piccola mette in scena anche un paio di personaggi stravaganti, Marea e Cagnone, il gigante grasso che indossa sempre la maglia della Juventus (la numero 20 di Tacchinardi: la storia è ambientata nel 1999 e quello era il numero del calciatore, prima che optasse per il 3). Ho cercato di portarli anche in Musica finita, ma di fatto non c'entravano niente. Non è improbabile che li riprenda per altre storie, magari qualche racconto.

Editrice Zona
Pagine 128
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