La conta

Regia di Gianfranco Rimondi
con Sergio Ciulli

Prima nazionale:
Bologna, Teatro Accademia 96,
26 febbraio 2005

Da cinque anni, uno scrittore tiene il conto dei delitti commessi in Italia. Li analizza, li racconta, li scopre molto vicini a momenti della propria vita, e loro gli aprono la memoria a ricordi che pensava di avere dimenticato.
I delitti sono ormai parte integrante della sua quotidianità. Non ne potrebbe farne a meno, eppure lo hanno stancato: «Cosa vogliono da me tutti questi delinquenti senza progetto, tutti questi cervelli bacati dall’ingordigia, tutte queste anime troppo facili da dannare?», dice alla fine di un’analisi spietata sugli assassini di cui è costretto a interessarsi.
Cosa vogliono lo scopre poco alla volta, ragionando sui moventi, sugli impulsi, chiedendosi se davvero lui ne sarebbe esente solo in virtù della propria razionalità. Così, a un certo punto, decide di azzerare il conto. E il primo omicidio della nuova serie sarà diverso da tutti gli altri.

Come lo scrittore protagonista del monologo, anch’io ho tenuto il conto dei delitti commessi in Italia, dal 1999 alla fine del 2003: esattamente cinque anni. Li ho scovati nelle pagine dei giornali, ho letto le storie, le ho studiate, raccontate a modo mio. In cinque anni ho pubblicato altrettanti libri che offrivano una complessa e inedita radiografia dell’Italia criminale. Quando sono giunto alla fine del quinto libro, che forse non a caso ho intitolato Il male stanco, non ne potevo proprio più. Ho capito che non ce l’avrei fatta ad andare avanti: l’analisi era compiuta, proseguire sarebbe stato soltanto il sintomo di una patologia grave. Così ho smesso.
La conta è una riflessione al alta voce, il commiato beffardo ai miei cinque anni trascorsi in compagnia di migliaia di assassini. Qualcuno dice che più di un commiato sembra uno scongiuro, forse tardivo. Spero abbia torto.

Teatro dei Dispersi
2005
 > scheda
teatro
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